sabato 18 giugno 2016

La credibilità della fonte nell'ambito dell'alimentazione e dello sport



La CREDIBILITÀ DELLA FONTE è argomento piuttosto dibattuto nel campo sportivo e della nutrizione. Troppo spesso sentiamo dire "ha un bel fisico, quindi di sicuro se ne intende di alimentazione". Sarebbe come affermare "vive in una bella villa, senza dubbio è architetto". Di certo molti di loro hanno lavorato duro per ottenerlo, in salute ed apprendendo le fondamentali nozioni necessarie riguardo la nutrizione. Ma la correlazione non è pacifica. L’impatto persuasivo non fa leva in questo caso sulle argomentazioni, ma sui bisogni cognitivi del ricevente. Vi è continua confusione tra l’ambito della salute (di cui si occupa la nutrizione) e l’ambito dell’estetica. Non è sufficiente basarsi su un singolo aspetto per valutare nel complesso le conoscenze e la professionalità di una persona (potrei vedere quella casa bella fuori, ma non sapere che al suo interno vi sono confusione e sporcizia; oppure non sapere che è abusiva, che è costruita con la sabbia, che la logica con cui è stata tirata su la rende instabile, che ci sono crepe procurate da una sbagliata realizzazione). Un bel fisico (fuori) può essere il risultato di moltissime variabili, anche negative. Di certo se il fine è ESCLUSIVAMENTE quello estetico, ci si potrà affidare a quella fonte (contemplando il fatto però che si possa raggiungere lo stesso risultato in maniera più opportuna). E se invece l'architetto abita in una casa semplice, vuol dire che è poco affidabile? Beh, magari la sua dimora è funzionale, forse egli non necessità dello sfarzo che invece richiedono i suoi clienti. I principi dell'architettura non hanno solo lo scopo di creare estetica, ma sono finalizzati a costruire stabilità, abitazioni a norma e durature nel tempo in base alle necessità del cliente. Analizzare ogni aspetto di una situazione, non fermandosi alla superficie e alle variabili per noi più importanti ma spesso fuorvianti, è passo fondamentale per valutare realisticamente sia la fonte che il messaggio che invia. Quando il messaggio che viene inviato dalla fonte viene filtrato e distorto in base a ciò che si desidera ricevere, la comunicazione è nulla.

giovedì 16 giugno 2016

Non essere mai abbastanza. La Vigoressia



L'intricato rapporto tra mente e corpo si rispecchia in molte situazioni.
La VIGORESSIA (chiamata anche anoressia riversa o dismorfia muscolare , patologia che si situa tra i disturbi somatoformi, il disturbo ossessivo compulsivo e i disturbi alimentari, comprendendo caratteristiche di ognuno) è un disturbo psicologico che colpisce principalmente soggetti di sesso maschile oltre i 30 anni, anche se alcuni studi riportano prevalenza dei casi in più giovane età (il dato è piuttosto sfumato, data la scarsità dei casi portati all’evidenza clinica, non dovuta alla rarità del disturbo ma al fatto che spesso il soggetto non prende la decisione di farsi curare) che si fonda su una preoccupazione ossessiva di non essere abbastanza muscolosi (nonostante tale idea si SCONTRI spesso con la realtà), che porta INSODDISFAZIONE ed un continuo stato di ANSIA. L’immagine corporea è dunque DISTORTA, perché l’individuo non si sente “mai abbastanza”, sentendosi sempre esageratamente magro nonostante l’evidente massa muscolare, e puntando ad una forma fisica ideale irraggiungibile. Ciò ovviamente influisce sull’autostima, compromessa inevitabilmente dal non essere quello che si vorrebbe, secondo una rigida idea di se stessi. Tali individui diventano dunque ossessionati in maniera patologica dal fitness e dalla propria forma estetica (e conseguentemente anche dalla dieta, che diventa SQUILIBRATA, con uso spesso smodato di steroidi) presentando in conseguenza GRAVI COMPROMISSIONI in aree importanti del loro funzionamento (sociale, occupazionale, relazionale): i soggetti affetti da tale disturbo possono allenarsi molte ore al giorno tutti i giorni, mettendo in secondo piano impegni sociali e lavorativi, e compromettendo la loro salute fisica.
A differenza dell’anoressia nervosa, in cui la persona è preoccupata di essere in sovrappeso, o di altri disturbi dismorfici del corpo, in cui la preoccupazione è rivolta verso altri aspetti fisici, l’individuo con dismorfismo muscolare crede che il suo corpo non sia sufficientemente magro o muscoloso. Inoltre nella vigoressia il cibo è un mero mezzo utilizzato (in maniera scriteriata, senza porre ascolto a nutrizionisti o addetti del settore) per raggiungere un risultato estetico, mentre nell’anoressia il rapporto col cibo è ben più complicato e contorto.
In collaborazione con Emil Lazzaroni per il suo manuale di alimentazione.

martedì 14 giugno 2016

Cosa è la SALUTE?


La definizione formulata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è da più di 50 anni la seguente: "La salute è uno stato di completo BENESSERE fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità".

E' dunque necessario rivolgersi allo psicologo solo in caso di psicopatologia? No (anche perchè in quel caso, è probabile si debba ricorrere ad uno Psicoterapeuta che ne vada ad indagare le cause più profonde o ad uno Psichiatra). Ci si può rivolgere ad uno Psicologo nel caso ci si trovi di fronte ad un disagio (psicologico e relazionale) che limita la serenità e il benessere psico-fisico. Questa figura professionale ha diverse competenze, tra le quali il sostegno psicologico, la diagnosi, la prevenzione e la promozione della salute in vari ambiti. Lo Psicologo supporta la persona in difficoltà lungo un percorso che le consente di arrivare ad avere un’articolata visione della realtà, mediante nuove interpretazioni di essa, promuovendo il cambiamento e aiutandola a trovare le strategie per affrontare la propria vita in maniera più consapevole in un'ottica di miglioramento della propria esistenza. Può essere la chiave di volta per risolvere un problema nel qui e ora (aiutando a "sciogliere un nodo della matassa") o un supporto più duraturo nella gestione ad esempio di una malattia cronica. Chiedere aiuto non è un segno di volubilità o di scarsa autonomia, ma indica, anzi, la volontà di chiarire e raggiungere i propri obiettivi. Quindi... Lo psicologo del comportamento alimentare, si occupa disturbi alimentari? No (o meglio, non solo, ma in quel caso è auspicabile che faccia parte di una equipe interdisciplinare). Lo psicologo del comportamento alimentare si occupa di quelle situazioni (meglio esplicate nel contributo di qualche giorno fa) in cui la persona pur non vivendo una psicopatologia non vive comunque uno stato di completo benessere e ha bisogno di trovare/ritrovare un equilibrio, ricerca una collaborazione per superare (o solo affrontare, nel caso di problemi cronici) uno stato di instabilità che le provoca malessere (quindi appunto supporto psicologico nell’intraprendere un percorso volto ad uno stile alimentare equilibrato, sostegno nell’affrontare un piano nutrizionale finalizzato a dimagrimento/obiettivi sportivi/motivi salutistici quali intolleranze o patologie croniche, monitoraggio alimentare, fame emotiva, supporto genitoriale nella gestione del rapporto del figlio col cibo). Lo psicologo dunque aiuta a individuare le strategie più efficaci per fronteggiare una certa situazione, a mantenere la motivazione nell’affrontare un percorso di cambiamento, a riconoscere i punti di forza e quelli di debolezza e ad approfondire e migliorare la conoscenza della persona, dato che il colloquio costituisce un'occasione in si ha la possibilità di riflettere su quello che ci sta avvenendo e sul significato che questo ha per noi, e infine a riconoscere le cose dalle quali dobbiamo tutelarci e quelle che invece favoriscono il nostro benessere.

Un piano alimentare uguale per TUTTI non va bene per NESSUNO.



Piccola e breve riflessione che vuole essere un invito a non affidarsi a "diete di moda" (che ad esempio escludano intere classi di alimenti) o a regimi con dosi stabilite a prescindere che non tengano conto delle esigenze e delle abitudini di ciascuno, sia sul piano nutrizionale che su quello psicologico. Questo tipo di approcci possono avere infatti ripercussioni sia per ciò che riguarda la salute che riguardo all'aderenza e sostenibilità nel lungo termine. Come un vestito, uno stile alimentare per essere salutare, soddisfacente e percorribile nel lungo periodo deve essere cucito addosso ad ognuno in base ai propri bisogni, sia in termini di qualità (intesa come scelta degli alimenti) che in termini di quantità, senza dover ricorrere a esclusioni o privazioni che lo renderebbero un sacrificio, più che una scelta di salute, rischiando di minarne l'efficacia.

martedì 24 maggio 2016

Chi è lo Psicologo del Comportamento Alimentare



La nutrizione è l’insieme dei processi biologici necessari alla sopravvivenza e allo sviluppo dell’organismo che implica l’assunzione, mediante cibo, dei nutrienti fondamentali, ed è un comportamento quotidiano ed essenziale.
L’alimentazione, nell’uomo, non è però semplicemente un atto meccanico, bensì un processo sfaccettato e multidimensionale che implica numerose sfere, oltre a quella meramente biologica: le sfere emotiva, comportamentale, cognitiva e culturale.
Questo è il motivo per cui nel breve o nel lungo periodo la maggior parte delle diete falliscono. Non è infatti necessario solamente sapere COSA mangiare, ma riuscire a metterlo in pratica, nell’ottica di uno stile alimentare sostenibile nel lungo periodo.
Durante il proprio percorso di vita la persona apprende, mette in atto e rinforza determinati comportamenti, talvolta disfunzionali, spesso inconsapevoli e radicati nel tempo. Questi comportamenti, legati al cibo, fanno in modo che venga mantenuto un errato stile alimentare. A questo c’è da aggiungere anche il fatto che non raramente sul cibo vengono proiettate le emozioni, e ad esso attribuite responsabilità proprie invece di altre sfere di vita.
Decidere di intraprendere un percorso volto ad una radicale modificazione del proprio stile di vita (che comprenda dunque sia l’alimentazione che il movimento), sia in caso di necessità dovuta a patologie (diabete, ipertensione, obesità) che in caso di volontà dovuta a fattori estetici o di benessere in generale, inteso dunque come acquisizione di conoscenze legate alla sana alimentazione ma soprattutto delle modalità mediante le quali mettere in pratica tali conoscenze è una scelta impegnativa, che deve prendere in considerazione la necessità di lavorare ad un cambiamento non con una scadenza nel breve periodo ma a lungo termine, perché un sano stile di vita è un equilibrio che deve essere mantenuto.
Lo psicologo del comportamento alimentare ha la funzione di sostenere e di ausiliare la persona in questa scelta, in concreto fornendo al paziente strategie per comprendere e modificare i comportamenti ed i pensieri negativi e disfunzionali nei confronti del cibo che portano spesso ad autosabotarsi, affiancandola passo per passo nell’ottica di un generale processo di cambiamento, motivando e aiutando la persona anche nel caso che debba seguire un piano alimentare prescritto da un professionista nel settore (quale nutrizionista o dietologo) con cui lo psicologo può collaborare, individuando e cercando di correggere, insieme, gli errori quotidiani che portano alla non riuscita del percorso, imparando ad approcciarsi in maniera equilibrata al cibo.