La CREDIBILITÀ DELLA FONTE è argomento piuttosto dibattuto
nel campo sportivo e della nutrizione. Troppo spesso sentiamo dire "ha un
bel fisico, quindi di sicuro se ne intende di alimentazione". Sarebbe come
affermare "vive in una bella villa, senza dubbio è architetto". Di
certo molti di loro hanno lavorato duro per ottenerlo, in salute ed apprendendo
le fondamentali nozioni necessarie riguardo la nutrizione. Ma la correlazione
non è pacifica. L’impatto persuasivo non fa leva in
questo caso sulle argomentazioni, ma sui bisogni cognitivi del ricevente. Vi è
continua confusione tra l’ambito della salute (di cui si occupa la nutrizione)
e l’ambito dell’estetica. Non è sufficiente basarsi su un singolo aspetto per
valutare nel complesso le conoscenze e la professionalità di una persona
(potrei vedere quella casa bella fuori, ma non sapere che al suo interno vi
sono confusione e sporcizia; oppure non sapere che è abusiva, che è costruita
con la sabbia, che la logica con cui è stata tirata su la rende instabile, che
ci sono crepe procurate da una sbagliata realizzazione). Un bel fisico (fuori)
può essere il risultato di moltissime variabili, anche negative. Di certo se il
fine è ESCLUSIVAMENTE quello estetico, ci si potrà affidare a quella fonte
(contemplando il fatto però che si possa raggiungere lo stesso risultato in
maniera più opportuna). E se invece l'architetto abita in una casa semplice,
vuol dire che è poco affidabile? Beh, magari la sua dimora è funzionale, forse
egli non necessità dello sfarzo che invece richiedono i suoi clienti. I
principi dell'architettura non hanno solo lo scopo di creare estetica, ma sono
finalizzati a costruire stabilità, abitazioni a norma e durature nel tempo in
base alle necessità del cliente. Analizzare ogni aspetto di una situazione, non
fermandosi alla superficie e alle variabili per noi più importanti ma spesso
fuorvianti, è passo fondamentale per valutare realisticamente sia la fonte che
il messaggio che invia. Quando il messaggio che viene inviato dalla fonte viene
filtrato e distorto in base a ciò che si desidera ricevere, la comunicazione è
nulla.
sabato 18 giugno 2016
giovedì 16 giugno 2016
Non essere mai abbastanza. La Vigoressia
L'intricato rapporto tra mente e corpo si rispecchia in molte situazioni.
La VIGORESSIA (chiamata anche anoressia riversa o dismorfia muscolare ,
patologia che si situa tra i disturbi somatoformi, il disturbo ossessivo
compulsivo e i disturbi alimentari, comprendendo caratteristiche di ognuno) è
un disturbo psicologico che colpisce principalmente soggetti di sesso maschile
oltre i 30 anni, anche se alcuni studi riportano
prevalenza dei casi in più giovane età (il dato è piuttosto sfumato, data la
scarsità dei casi portati all’evidenza clinica, non dovuta alla rarità del
disturbo ma al fatto che spesso il soggetto non prende la decisione di farsi
curare) che si fonda su una preoccupazione ossessiva di non essere abbastanza
muscolosi (nonostante tale idea si SCONTRI spesso con la realtà), che porta
INSODDISFAZIONE ed un continuo stato di ANSIA. L’immagine corporea è dunque
DISTORTA, perché l’individuo non si sente “mai abbastanza”, sentendosi sempre
esageratamente magro nonostante l’evidente massa muscolare, e puntando ad una
forma fisica ideale irraggiungibile. Ciò ovviamente influisce sull’autostima,
compromessa inevitabilmente dal non essere quello che si vorrebbe, secondo una
rigida idea di se stessi. Tali individui diventano dunque ossessionati in
maniera patologica dal fitness e dalla propria forma estetica (e
conseguentemente anche dalla dieta, che diventa SQUILIBRATA, con uso spesso
smodato di steroidi) presentando in conseguenza GRAVI COMPROMISSIONI in aree
importanti del loro funzionamento (sociale, occupazionale, relazionale): i
soggetti affetti da tale disturbo possono allenarsi molte ore al giorno tutti i
giorni, mettendo in secondo piano impegni sociali e lavorativi, e
compromettendo la loro salute fisica.
A differenza dell’anoressia nervosa, in cui la persona è preoccupata di essere in sovrappeso, o di altri disturbi dismorfici del corpo, in cui la preoccupazione è rivolta verso altri aspetti fisici, l’individuo con dismorfismo muscolare crede che il suo corpo non sia sufficientemente magro o muscoloso. Inoltre nella vigoressia il cibo è un mero mezzo utilizzato (in maniera scriteriata, senza porre ascolto a nutrizionisti o addetti del settore) per raggiungere un risultato estetico, mentre nell’anoressia il rapporto col cibo è ben più complicato e contorto.
A differenza dell’anoressia nervosa, in cui la persona è preoccupata di essere in sovrappeso, o di altri disturbi dismorfici del corpo, in cui la preoccupazione è rivolta verso altri aspetti fisici, l’individuo con dismorfismo muscolare crede che il suo corpo non sia sufficientemente magro o muscoloso. Inoltre nella vigoressia il cibo è un mero mezzo utilizzato (in maniera scriteriata, senza porre ascolto a nutrizionisti o addetti del settore) per raggiungere un risultato estetico, mentre nell’anoressia il rapporto col cibo è ben più complicato e contorto.
In collaborazione con Emil Lazzaroni per il suo manuale di alimentazione.
martedì 14 giugno 2016
Cosa è la SALUTE?
La definizione formulata dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità è da più di 50 anni la seguente: "La salute è uno stato di completo
BENESSERE fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di
malattia o di infermità".
E' dunque necessario rivolgersi allo psicologo solo in caso di psicopatologia?
No (anche perchè in quel caso, è probabile si debba ricorrere ad uno
Psicoterapeuta che ne vada ad indagare le cause più profonde o ad uno
Psichiatra). Ci si può rivolgere ad uno Psicologo nel caso ci si trovi di
fronte ad un disagio (psicologico e relazionale) che limita la serenità e il
benessere psico-fisico. Questa figura professionale ha diverse competenze, tra
le quali il sostegno psicologico, la diagnosi, la prevenzione e la promozione
della salute in vari ambiti. Lo Psicologo supporta la persona in difficoltà
lungo un percorso che le consente di arrivare ad avere un’articolata visione
della realtà, mediante nuove interpretazioni di essa, promuovendo il
cambiamento e aiutandola a trovare le strategie per affrontare la propria vita
in maniera più consapevole in un'ottica di miglioramento della propria
esistenza. Può essere la chiave di volta per risolvere un problema nel qui e
ora (aiutando a "sciogliere un nodo della matassa") o un supporto più
duraturo nella gestione ad esempio di una malattia cronica. Chiedere aiuto non
è un segno di volubilità o di scarsa autonomia, ma indica, anzi, la volontà di
chiarire e raggiungere i propri obiettivi. Quindi... Lo psicologo del
comportamento alimentare, si occupa disturbi alimentari? No (o meglio, non
solo, ma in quel caso è auspicabile che faccia parte di una equipe
interdisciplinare). Lo psicologo del comportamento alimentare si occupa di
quelle situazioni (meglio esplicate nel contributo di qualche giorno fa) in cui
la persona pur non vivendo una psicopatologia non vive comunque uno stato di
completo benessere e ha bisogno di trovare/ritrovare un equilibrio, ricerca una
collaborazione per superare (o solo affrontare, nel caso di problemi cronici)
uno stato di instabilità che le provoca malessere (quindi appunto supporto
psicologico nell’intraprendere un percorso volto ad uno stile alimentare equilibrato,
sostegno nell’affrontare un piano nutrizionale finalizzato a
dimagrimento/obiettivi sportivi/motivi salutistici quali intolleranze o
patologie croniche, monitoraggio alimentare, fame emotiva, supporto genitoriale
nella gestione del rapporto del figlio col cibo). Lo psicologo dunque aiuta a
individuare le strategie più efficaci per fronteggiare una certa situazione, a
mantenere la motivazione nell’affrontare un percorso di cambiamento, a
riconoscere i punti di forza e quelli di debolezza e ad approfondire e
migliorare la conoscenza della persona, dato che il colloquio costituisce
un'occasione in si ha la possibilità di riflettere su quello che ci sta
avvenendo e sul significato che questo ha per noi, e infine a riconoscere le
cose dalle quali dobbiamo tutelarci e quelle che invece favoriscono il nostro
benessere.
Un piano alimentare uguale per TUTTI non va bene per NESSUNO.
Piccola e breve riflessione che vuole essere un invito a non affidarsi a
"diete di moda" (che ad esempio escludano intere classi di alimenti)
o a regimi con dosi stabilite a prescindere che non tengano conto delle
esigenze e delle abitudini di ciascuno, sia sul piano nutrizionale che su
quello psicologico. Questo tipo di approcci possono avere infatti ripercussioni
sia per ciò che riguarda la salute che riguardo all'aderenza
e sostenibilità nel lungo termine. Come un vestito, uno stile alimentare per
essere salutare, soddisfacente e percorribile nel lungo periodo deve essere
cucito addosso ad ognuno in base ai propri bisogni, sia in termini di qualità
(intesa come scelta degli alimenti) che in termini di quantità, senza dover
ricorrere a esclusioni o privazioni che lo renderebbero un sacrificio, più che
una scelta di salute, rischiando di minarne l'efficacia.
martedì 24 maggio 2016
Chi è lo Psicologo del Comportamento Alimentare
La nutrizione è l’insieme dei processi biologici necessari alla
sopravvivenza e allo sviluppo dell’organismo che implica l’assunzione, mediante
cibo, dei nutrienti fondamentali, ed è un comportamento quotidiano ed
essenziale.
L’alimentazione, nell’uomo, non è però semplicemente un atto meccanico,
bensì un processo sfaccettato e multidimensionale che implica numerose sfere,
oltre a quella meramente biologica: le sfere emotiva, comportamentale, cognitiva e culturale.
Questo è il motivo per cui nel breve o nel lungo periodo la maggior parte
delle diete falliscono. Non è infatti necessario solamente sapere COSA
mangiare, ma riuscire a metterlo in pratica, nell’ottica di uno stile
alimentare sostenibile nel lungo periodo.
Durante il proprio percorso di vita la persona apprende, mette in atto e
rinforza determinati comportamenti, talvolta disfunzionali, spesso
inconsapevoli e radicati nel tempo. Questi comportamenti, legati al cibo, fanno
in modo che venga mantenuto un errato stile alimentare. A questo c’è da
aggiungere anche il fatto che non raramente sul cibo vengono proiettate le
emozioni, e ad esso attribuite responsabilità proprie invece di altre sfere di
vita.
Decidere di intraprendere un percorso volto ad una radicale modificazione
del proprio stile di vita (che comprenda dunque sia l’alimentazione che il
movimento), sia in caso di necessità dovuta a patologie (diabete, ipertensione,
obesità) che in caso di volontà dovuta a fattori estetici o di benessere in
generale, inteso dunque come acquisizione di conoscenze legate alla sana
alimentazione ma soprattutto delle modalità mediante le quali mettere in
pratica tali conoscenze è una scelta impegnativa, che deve prendere in
considerazione la necessità di lavorare ad un cambiamento non con una scadenza
nel breve periodo ma a lungo termine, perché un sano stile di vita è un
equilibrio che deve essere mantenuto.
Lo psicologo del comportamento alimentare ha la funzione di sostenere e di
ausiliare la persona in questa scelta, in concreto fornendo al paziente
strategie per comprendere e modificare i comportamenti ed i pensieri negativi e
disfunzionali nei confronti del cibo che portano spesso ad autosabotarsi,
affiancandola passo per passo nell’ottica di un generale processo di
cambiamento, motivando e aiutando la persona anche nel caso che debba seguire
un piano alimentare prescritto da un professionista nel settore (quale
nutrizionista o dietologo) con cui lo psicologo può collaborare, individuando e
cercando di correggere, insieme, gli errori quotidiani che portano alla non
riuscita del percorso, imparando ad approcciarsi in maniera equilibrata al
cibo.
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